Scheda storico-artistica

La Basilica di S. Maria Maggiore è la più antica chiesa dedicata alla Madonna nella Diocesi di Bologna e la tradizione ne fissa le origini al VI secolo lungo via Galliera, cardo massimo della città romana, e il corso del ramo occidentale del torrente Àposa, rendendola coeva delle grandi basiliche bizantine di Ravenna. In piena età romanica fu restaurata e in parte ricostruita, con l’aggiunta del campanile, tanto da meritare una nuova solenne consacrazione nel 1187. Di grande interesse è la recente scoperta di una croce lapidea datata 1143, la più antica Croce viaria bolognese conosciuta, rinvenuta sotto il portico della chiesa nel 2013 durante i lavori di consolidamento (cfr. R. Budriesi 2016).

     La Basilica fu retta dalle monache benedettine fino a quando il 31 luglio 1243 al loro posto, con bolla papale, fu insediato un Capitolo di canonici dal celebre Ottaviano Ubaldini, amministratore della Diocesi e cardinale, ricordato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Nel XIII e XIV secolo la chiesa fu sede della Compagnia della Branca, una delle compagnie d’armi del Comune medievale a capo del quartiere di Porta Stiera. Nel 1464 per volontà del priore Giovanni Battista Gerardi, rilevante figura di committente in rapporto con i Bentivoglio signori di Bologna, la chiesa fu prolungata di due nuove campate, fu predisposto il soffitto a cassettoni e la facciata fu portata su via Galliera. Questa tesi è fortemente sostenuta da Antonio Buitoni e ben documentata nel volume sulla chiesa con il supporto di nuove fonti (cfr. A. Buitoni 2016), mettendo in discussione tutte le teorie finora diffuse che collocavano questa operazione nel XVII secolo.

     Membri delle famiglie nobili più importanti della città come i Bentivoglio e i Grassi furono priori della Collegiata tra il XV e il XVI secolo e altre famiglie della parrocchia si tramandarono per secoli i giuspatronati degli altari (Felicini, Alamandini, Tanari, Aldrovandi, Fibbia Fabri, Ranuzzi, Hercolani). Nel 1573 circa, la cappella maggiore fu ampliata a spese della famiglia Alamandini e arricchita con la bella pala absidale della Circoncisione, ultima opera di Giovanni Francesco Bezzi detto il Nosadella, allievo di Pellegrino Tibaldi, e completata da Prospero Fontana dopo la morte del pittore nel 1571. Pregevole è la pala di Orazio Samacchini (1564 ca.), che raffigura la Madonna col Bambino, S. Giacomo Minore e S. Antonio Abate, commissionata dai Tanari per la loro cappella nella navata destra, capolavoro giovanile del pittore manierista.

        Nel 1665, ad opera dell’Arch. Paolo Canali, fu sostituito il soffitto a cassettoni con una volta a botte e ricostruito il portico della facciata che successivamente fu sovrapposto di un piano abitabile, adibito a canonica. Il progetto del Canali, rimasto incompiuto, si adeguò ai modi dell’architettura barocca, senza dimenticare la tradizione bolognese cinquecentesca: il portico, infatti, monumentale ma severo, è una citazione dell’architettura delle antiche basiliche cristiane.

      Nel XVIII secolo il Papa bolognese Benedetto XIV Lambertini, come è ricordato in una grande lapide del 1752 sulla controfacciata, fu munifico nei confronti della Basilica mariana facendone rifare completamente il tetto, prolungando la cappella maggiore, collocando un nuovo altare marmoreo su disegno dell’Arch. Alfonso Torreggiani e dotando la chiesa dell’ottimo organo a canne di Filippo Gatti. Con queste radicali trasformazioni l’attuale Basilica può considerarsi finita.

In epoca napoleonica, la parrocchia sopravvisse, nonostante la soppressione del Capitolo dei canonici che nel frattempo avevano preferito trasferirsi presso la parrocchia di S. Bartolomeo. Anche se temporaneamente privata dal Card. Carlo Oppizzoni delle sue prerogative parrocchiali (1806-1816), divenendo sussidiale prima di S. Benedetto e poi dei SS. Gregorio e Siro, la Basilica rimase sempre di proprietà ecclesiastica e continuò ad essere officiata come luogo di culto senza soluzione di continuità. Così la Basilica di S. Maria Maggiore riuscì a conservare quasi intatto il suo notevole patrimonio artistico.

      Nel XX secolo, un intervento di rilievo fu la discussa quadratura e decorazione della volta (affresco e tempera) ad opera del pittore valtellinese Eliseo Fumagalli (1936-38) che rappresenta comunque un singolare e insolito innesto novecentesco nella Basilica. Infine, nel 1956, dall’Ing. Giuseppe Coccolini il corpo di fabbrica posto sul portico fu rialzato di un piano, coronato da un frontone con timpano e fregio dorico.

      A testimoniare i passati splendori della Basilica restano i pregevoli arredi sacri, in particolare la ricca serie di reliquiari lignei, e le numerose opere d’arte conservate al suo interno. Si possono ammirare numerosi dipinti, sculture e stucchi dei più celebri artisti che operavano a Bologna tra il XVI e il XIX secolo: Giovanni Zacchi, Giovanni Francesco Bezzi detto il Nosadella, Prospero Fontana, Pietro Fancelli, Orazio Samacchini, Francesco Carracci, Alessandro Tiarini, Vincenzo Spisanelli, Jacopo Alessandro Calvi, Giovanni Battista Camporesi, Angelo Piò, Mauro Gandolfi e Alessandro Guardassoni. La pala d’altare più antica, commissionata dalla famiglia Ranuzzi, raffigurante la Vergine col Bambino tra S. Liberata e S. Onofrio, è di un anonimo pittore bolognese della seconda metà del XV secolo aggiornato sui dipinti di Marco Zoppo e di Andrea Mantegna, raro esempio di pala quattrocentesca su tela ancora conservata nella collocazione originale.

       Di eccezionale interesse il bel Crocifisso di fico del sec. XIII un tempo affiancato dalle figure della Madonna e di S. Giovanni. Il recente restauro ha restituito a nuova leggibilità una delle sculture lignee policrome di epoca medievale più importanti della città. Il Crocifisso di S. Maria Maggiore richiama così fortemente lo stile del monumentale Crocifisso della Cattedrale di S. Pietro del sec. XII, da ritenersi dubbia e suscettibile di revisione l’attribuzione al Maestro dei Crocifissi della Fondazione Cini.

      È da segnalare, per la diffusa devozione popolare, la cappella dedicata a Nostra Signora del Sacro Cuore ornata con pregevoli marmi policromi nella seconda metà dell’Ottocento, con il quadro del pittore romano Enrico Bottoni (1876).

 Antonio Buitoni            Rino Magnani      

 

BIBLIOGRAFIA

 

- SALVATORE MUZZI, Santa Maria Maggiore, in “Le chiese

parrocchiali della Diocesi di Bologna ritratte e descritte”, Arnaldo

Forni Editore, Bologna 1844, vol. I, n. 63.

- ANGELO RAULE, La Basilica di S. Maria Maggiore in Bologna,

Arnaldo Nanni Editore, Bologna 1956.

- GIUSEPPE RIVANI - GIANCARLO ROVERSI - MARIO

FANTI, La Basilica Parrocchiale di S. Maria Maggiore in Bologna,

Tip. Luigi Parma, Bologna 1966.

- EUGENIO RUSSO, Ricerche sulla Bologna paleocristiana e

medievale: la chiesa di S. Maria Maggiore. Estratto dal “Bullettino

dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio

Muratoriano”, n. 84, Roma 1972-1973 [pubbl. 1977], pp. 19-132.

- LAURA MIANI BELLETTI, Le Decennali eucaristiche della

Basilica Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Bologna, Pizzoli

Stampa, Bologna 1988.

- MARIO FANTI - RINO MAGNANI (a cura di), L’insigne

Basilica Collegiata di S. Maria Maggiore e il suo Capitolo,

Costa Editore, Bologna 2011.

- GIOVANNI PALTRINIERI, Basilica di Santa Maria Maggiore

in Bologna. La sua planimetria nel corso della storia, Costa

Editore, Bologna 2015.

- ROBERTA BUDRIESI, La Croce di via Galliera nella basilica

di S. Maria Maggiore, Costa Editore, Bologna 2016.

- ANTONIO BUITONI, Storia e arte nella Basilica di Santa

Maria Maggiore di Bologna, Costa Editore, Bologna 2016.